I Pilastri della cultura Nerd: WatchNerd

Cosa significa essere nerd? Non c’è una risposta univoca, ma solo una nuvola di tag a definire un’esistenza varia come un variegato alla nutella: non a tutti piace, non mangi sempre quello, ma è innegabile che sia cremoso e dolce. Per questo concludiamo I Pilastri con una scelta meno plebiscitaria: Watchmen.

Se, infatti, sul fumetto dell’accoppiata Alan Moore-Dave Gibbons il coro dei consensi è compatto, tanto che si può parlare senza esagerare di un capolavoro che va al di là del genere graphic novel, il film da esso tratto e diretto dal regista Zac Snyder, come ogni trasposizione, ha diviso gli appassionati. A parte per una cosa: tutti i Nerd devono averlo visto. Come se ne potrebbe parlare altrimenti?

seconda

"ohhh come niente maschere! E ora che ci faccio con il mio costume da effetto Doppler?"

La storia conta poco, basterebbe dire che si tratta di una rilettura del genere supereroi in un’ucronia dove è l’esistenza stessa dei supereroi ad aver cambiato il corso degli eventi e a servire come scusa per parlare della natura e dell’identità umana: Nixon è al quinto mandato, la guerra del Vietnam è stata vinta dagli USA e il sogno americano si è sostanzialmente avverato. Eppure…eppure si tratta di un mondo cupo e disperato, praticamente un incubo sull’orlo della Mutual Assured Distraction, e l’olocausto nucleare è prevenuto solo dall’esistenza dell’uomo-arma definitivo, il dr. Manhattan: “Il superuomo esiste. E’ americano”. Ed è in grado di fermare la maggior parte delle testate nucleari sparate dalla Russia.

Il film, si diceva, non ha entusiasmato tutti: ritmi non da action movie, slow motion molto utilizzato se non addirittura abusato, colore saturato tipico di Snyder, nero, cupissimo, disperato…e soprattutto il “è-nato-prima-l’-uovo-o-la-gallina” 2.0: era meglio il fumetto / non è all’altezza / hanno tagliato tantissimo, LESA MAESTA’! (critica che deve rigorosamente essere gridata e letta con il pugno alzato e poi battuto sulla scrivania o sul bracciolo del cinema).

Eppure Snyder, che aveva già portato con successo sul grande schermo un altro fumetto (300) e il remake di un cult movie come Dawn of the Dead, non ha temuto il confronto: per dimostrare il rispetto del medium originale ha preso interi stralci dal fumetto (dialoghi paro-paro, al pari di alcune inquadrature), ma poi è riuscito anche ad aggiungere qualcosa, a cominciare dall’impatto iniziale, per cui ha creato uno degli opening credits più formidabili (probabilmente) di sempre, capace di raccontare in pochi fermo immagini l’ucronia in cui si svolge la storia. Per poi proseguire con una colonna sonora potente e calata nell’epoca in cui si svolge il tutto.

Certo, qualcosa il regista ha dovuto cambiare, soprattutto con il finale: ma sembra più una scelta dettata dall’intenzione di mantenere lo spirito originale attualizzandolo ai giorni nostri. Un po’ l’operazione fatta con la trasposizione cinematografica di V per Vendetta.

Comunque, fare ora un’egida o un commento di Watchmen sarebbe forse fuori luogo e certamente fuori tempo massimo: l’avete visto tutti, avete una vostra opinione. Qui parliamo del mito: dando una scusa e la voglia di rileggere il fumetto ad una nuova generazione, offrendo una grafica nuova a costumi e personaggi, Snyder è certamente riuscito a portare Watchmen nell’iconografia Nerd: dopo la maschera di V, quella di Rorschach è certamente la più riconoscibile (e la più usata per avatar et similia), così come lo Smile insanguinato del Comico è imperdibile nella collezione di spille Nerd.

Smile

Quella. Adesso. Sul mio Zaino. O sul mio Sacchetto di Dadi. O sul mio cappellino portafortuna.

p.s. Sono consapevole del fatto che la storia del variegato è un po’ campata per aria. Sono sempre stato un fan della Coppa del Nonno

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