Last Night on Earth: Il gioco assoluto sugli Zombie!

“Braaaiiinnnn” Uno zombie generico

“Braaaaiiinnnn” Rionero mentre sbava pensando al gran fritto piemontese

Premessa: Rionero ha una perversa passione per gli Zombie.

Premessa n. 2: Del gioco non esiste una distribuzione italiana. A quanto ci è dato sapere non vi è una traduzione neanche in vista. Ma, ehi, chi è ormai che non parla inglese?

Premessa n. 3 sullo stesso tema della n. 2: Il produttore è Flyng Frog, giovane editore di giochi molto apprezzato da queste parti. Conosce gli stereotipi di genere, ha autoironia e un’idea chiara di come fare giochi divertenti (struttura semplice, possibilità di sviluppare un minimo il personaggio, varietà). Se tale intuizione è nata la prima volta che abbiamo giocato A Touch of Evil (di cui parleremo, o se parleremo), la conferma è arrivata con Last Night on Earth.

Last-Night-On-Earth

Si, quelli sulla scatola sono fantastici attori in carne ed ossa

La componentistica

Le componenti sono ben studiate, i pezzi di buonissima qualità (le carte, per esempio, di una carta pastificata apparentemente molto resistente) e dotati di un certo appeal a partire dal tabellone di gioco componibile per vari tipi di missioni: i vari moduli vanno a comporre la tipica cittadina di provincia americana (il liceo, l’ufficio dello sceriffo, i campi di grano ecc. con la variante della tipica casa abbandonata) e le situazioni da zombie movie.

Plancia

La missione "Scappa con il furgone"

I personaggio sono rappresentati da miniature non dipinte ma belle e le schede dei personaggi sono semplici e molto divertenti grazie al fatto che i personaggi sono “rappresentati” da attori in carne ed ossa fotografati in costume. Ognuno rappresenta un cliché di genere: c’è il misterioso straniero che arriva in città e davanti al verificarsi di strani eventi e morti che camminano dice sibillino “oh no, di nuovo!”, c’è il prete, il quaterback, la capo-cheerleader, la ragazza di campagna, il bravo guaglione figlio dello sceriffo e così via.

All’interno della scatola c’è anche, un po’ a sorpresa, un cd con la colonna sonora del gioco da ascoltare durante lo svolgimento della partita per un’ambientazione più profonda…ma non è granché tanto che sul sito della Flying Frog è acquistabile un altro.

Il gioco in sé

Si sviluppa intorno a diverse missioni: dal “sopravvivere” all’attacco degli zombie, all’ucciderne il più possibile al trovare benzina e chiavi per scappare col furgoncino. Il tutto supportato da un regolamento decisamente semplice.

Uno o due giocatori giocano gli zombi e hanno dalla loro un’armata di non morti potenzialmente senza fine e carte-evento per rimpolparli, renderli più aggressivi o più scattanti.

Gli eroi, invece, possono o muoversi o cercare (una scelta amletica e disperata in molte situazioni) oggetti nella pila delle carte che confine armi più o meno improvvisate (da una lancia razzi ad una motosega, passando per l’americanissima mazza da baseball) o carte-evento e coordinarsi tra loro per difendersi al meglio dall’infernale armata.

Il bello è che ci si trova effettivamente a dover giocare bene il proprio personaggio perché uccidere uno zombie è realmente difficile (ci si riesce solo con un doppio risultato superiore a quello tirato dallo zombie – di base si tirano 2 dadi contro 1 dello zombie) e molto spesso, dato che i non morti si muovono lentamente, la fuga è l’arma migliore che si ha a propria disposizione.

Certo, all’improvviso ci si può trovare davanti ad una porta sbarrata, oppure con la corrente che salta lasciando al buio la stanza in cui ci si trova e costringendo il personaggio a cercare l’uscita a tastoni; oppure la fuga potrebbe essere ormai inutile e si sarà costretti a cercare in tutti gli scaffali un’arma per difendersi che loro “escono dalle fottute pareti” (fattore rappresentato nelle regole con la possibilità degli zombie di ignorare i muri…mentre i giocatori possono passare solo per le porte).

Assedio

"Chi ha un piano B?"

Il tutto, oltre a dare una notevole longevità al gioco per varietà, crea anche situazioni esilaranti ed è altresì in grado di riprodurre le tipiche situazioni da film: non manca il caso del quaterback che difende la sua bella, ma anche la fiera campagnola che armata di forcone tiene a bada orde di dannati o la professoressa che, stufa di scappare, si ritrova in mano un accendino e una dinamite e in testa un’idea chiarissima sul da farsi.

Soprattutto in non poche situazioni pompa l’adrenalina perché il tutto si gioca sul filo del rasoio.

Pecca

La variabilità degli scenari e delle partite produce il rischio di trovarsi davanti ad una partita o troppo facile o troppo difficile (a seconda di quando si trova l’oggetto cercato per completarla o se il giocatore-zombie ha una fortuna proporzionata o meno a quella degli umani), ma tanto il gioco non è lunghissimo e si lascia facilmente dare una nuova chance immediatamente.

In ogni caso, non sembrerà mai la stessa partita. In generale, infatti, sembra proprio che ci sia stato un ottimo lavoro di playtesting e 9 volte su 10 esce fuori una partita molto equilibrata che può essere decisa per un semplice tiro di dado all’ultimo turno.

Voto finale ……………………………………..9,2 teste di zombie su 10

Longevità……………………………………….8

Componentistica………………………………8

Possibilità di farlo giocare a normali…….. 6 perché cooperativo, 7 pieno se appassionati di zombie

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