Perché ci piace un gioco?

In un appartamento lucente all’ultimo piano del grattacielo più alto dello sprawl vi è un Uomo.
Un Uomo con i suoi occhiali  da sole a specchio, indossati anche al buio, il cappotto di pelle lungo fino caviglie e sotto pantaloni neri, maglietta dei darknonricordoilnome e pantofole batuffolose (categoricamente con i coniglietti).
Un Uomo che osserva con apparente freddezza il Nerdsegnale che ha lanciato nel cielo richiamando a sé orde di licantropi da indottrinare su di un nuovo gioco da tavolo che lì renda un po’ più uomini e degni di osservare da vicino il Nerdarium, la stanza che traSUDA Nerd dalle pareti, arredata con un’armadio intero ricolmo di miniature e scatole che solo i Puri possono avvicinare.

Quell’uomo è il Leader Maximo Licantropo. Quell’uomo è Amon.

Mi sono fatto una domanda.

Perché un gioco ci piace?

Ci piace perché vinciamo sempre, non preoccupandoci perché magari davanti a noi abbiamo un avversario che ha iniziato da 30 minuti a giocare mentre noi ci siamo morti per anni su quel gioco? Oppure perché ci stimola a pensare, riflettere, ragionare e soprattutto creare?

Ebbene sì creare: creare liste nuove, stupire l’avversario con mosse o osservazioni che nessuno aveva fatto.

Io sinceramente (ragazzi, da domani torno a spacconeggiarmi come mio solito, ma oggi faccio outing) mi ritengo un giocatore medio… medio. Non un asso, e neanche un tipo che fa 3000 partite e ne vince 30, e poi va in giro a dire che 2970 volte gli hanno girato male i dadi.

Giocavo alla seconda e terza edizione di Warhammer 40.000: ho vinto pochissime partite, perché giocavo Ultramarine e poi Angeli Sanguinari contro Lupi siderali e Eldar, oppure perché mettevo i pezzi che mi piacevano (W il Baal!) senza creare liste sgrave, oppure perché ero proprio pippa. Non ricordo di aver mai vinto una partita, ma ricordo di essermi sempre divertito. Perché? Perché quando schieravo un pezzo dipinto il mio avversario rimaneva a bocca aperta e si complimentava, anche se poi il pezzo saltava perché tiravo 1 sul tiro armatura, o perché non mi entrava in testa che i magli colpivano per ultimi ma erano troppo fighe le miniature…
Nella quarta edizione del 40k, Rhino Rush imbattibile coi Templari Neri… non mi sono più divertito. Non serviva creare, o giocavi così o ti piallavano…

Warmachine. Due mesi di prugne sul muso… ma c’era una cosa che mi spingeva a non desistere. Quando tornavo a casa, mi buttavo sul manuale e lavoravo alle liste e piano piano scoprivo le regole ignorate, le regole interpretate male, la funzionalità dei pezzi. Pian piano mi rialzavo e creavo, creavo, creavo, finché sono diventato un buon giocatore, con la voglia di dipingere gli eroi che prendevano schiaffi grazie ai miei errori da generale! Poi sono usciti i pezzi che da soli fanno tutto, pezzoni sempre più grossi che fanno pure il caffé, e lo fanno meglio che a Napoli…

Infinity. Una pippa terribile! Ma ogni partita mi fa riflettere e mettere insieme i pezzi, inoltre ho il piacere di ragionare e i ragionamenti non sono “cavolo dovevi tirare più alto” oppure “no, se non metti 40kg di templari non puoi giocare”. Sembriamo dei generali ad un debriefing, che si scervellano davanti ad un piano tattico andato male. Che soddisfazione!

In sintesi: un gioco quando ci piace?
Quando ci fa riflettere, discutere e ragionare, oltre spingerci a metterci del nostro e a creare!

Creare: se trovo una combo fica o una lista particolare, essa sarà mia e solo io saprò come tirare fuori il meglio da essa. Prendete Helldorado: gioco occidentali e prima di vincere una partita ho dovuto SUDARE, mentre il mio avversario coi demoni se la rideva (i demoni erano una cazzata da giocare, ora grazie alla riedizione non più), ma ero spinto dalla voglia di CREARE: dopo un po’ le prime soddisfazioni con il mio stile di gioco che spingeva l’avversario a mangiarsi le pedine incurante di quei fastidiosi spadaccini che facevano missione…

Per questo è importante non impuntarsi dopo una partita andata male, o una sfigata terribile.
A me quando il dado gira male e le idee ci sono, mi incazzo troppo ma MAI coi miei amici: lo scopo del gioco è anche diventare amici e creare gruppo! Nella vita ci sono troppe cose schifose per incazzarsi con l’autocannon o il cutter (abbasso l’autocannon comunque e le moto Haqqislam…)!

 

E per proferire il Verbo, il Leader si era anche tolto gli occhiali specchiati, passando lo sguardo sugli adepti in attesa di essere ricolmati di Sapere. No, le sue azioni non tradiscono quasi mai la sua natura umana. Per questo fate tesoro di ciò che avete appreso, e portatelo con voi. Sempre.

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