L’arte della diplomazia secondo gli Stark

La terza puntata di Game of Thrones può essere considerata la migliore o la peggiore finora, a seconda dei propri gusti. In ogni caso rappresenta al meglio l’equilibrio che la serie ha deciso di avere tra le esigenze narrative di un formato di un’ora e la fedeltà al libro.

Questo terzo episodio, infatti, rinuncia completamente all’azione, al sesso e ai metalupi per concentrarsi sullo sviluppo dei personaggi, seguendo almeno nello spirito il primo libro.

La cosa che salta agli occhi in questa puntata è la lezione di diplomazia che offrono gli Stark.
Ned cerca di strozzare Lord Baelish, Ned insulta Jaime Lannister per aver accoltellato l’uomo che ha bruciato vivo suo fratello, Ned prende a male parole tutto il consiglio reale, Ned ricorda a Maestro Pycelle (sorta di vescovo di Kingslanding) che ha servito fedelmente anche il precedente Re Folle… il fratello di Ned Benjamin Stark se la prende con Tyrion, invece di provare a chiedergli di aiutare i Guardiani della Notte con i soldi della sua famiglia, Jon Snow, da lui educato, prende a cazzotti praticamente tutti i suoi confratelli in Nero, la vecchio Nan di Grande Inverno per rassicurare il bambino neostorpio gli racconta delle storie di paura-senza-speranza, e Cat la prima cosa che fa è dire tutto quello che sa alla persona certamente più affidabile di tutta la capitale: Varys, il capo delle spie (da che mondo e mondo sanno tenere i segreti).

D’altra parte Cersei Lannister educa Joffrey a diventare una sorta di Hitler biondo, e Jaime minaccia di uccidere tutti-tutti pur di rimanere solo con la sorellina…

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